Quale lavoro?

Quale lavoro?

Oggi, festa dei lavoratori, molto probabilmente l’avremmo trascorsa lavorando. Con un ponte lungo e un weekend volto al bel tempo, senza ombra di dubbio avremmo lavorato. Da calendario, mancherebbero 13 giorni ad un evento e poche settimane all’inaugurazione di una iniziativa che ci avrebbe tenuti impegnati per diversi mesi. Usiamo il tempo condizionale, mai il passato remoto e intendiamo declinare ogni verbo al futuro prossimo. Questo è nelle nostre volontà e nell’indirizzo politico? Nella confusione del tempo presente, dove sono andate a finire le realtà come il MIB, realtà sociali in fase di start up, senza un pregresso economico di qualche anno, che tuttavia hanno voluto dare fiducia a questo Paese? Chi fa impresa, non ha forse messo un piede in una visione futura e la sta coltivando, in mezzo a numerose difficoltà che erano chiare già prima di qualsiasi pandemia? E non è forse nello spirito di un’impresa stessa reinventarsi, cogliere il senso del contesto per agire in suo favore? Questa, se non altro, é l’etica che guida il nostro lavoro. E chi se non micro realtà come la nostra, possono essere oggi preziosi compagni di squadra per la politica, non quella politica che oggi tenta di lavorare per il cittadino ma senza mai farsi coinvolgere in una visione del Paese reale? Veramente un fotografo, un musicista, un tour designer e una storyteller hanno dalla loro meno strumenti di altri per approcciarsi al tempo futuro? I nostri studi umanistici hanno messo al centro della nostra visione l’umano, qualcuno dovrà pur coltivarla se vogliamo occupare il mondo con regole più chiare per tutti.

Una volta qualcuno ci ha definito dei professionisti che uniscono, alle loro capacità, la funzione di agitatori sociali. Sentiamo questa definizione sufficientemente nostra e per questo non ci lasciamo confondere o condizionare negativamente dalla poca chiarezza con cui si sta tentando di dare aiuto alle piccole imprese, soprattutto quelle del settore culturale e turistico. E nella mancanza di regole chiare, stiamo costruendo le nostre, perché non vogliamo stare al gioco vestendo i panni degli operai irrisi da Alberto Sordi, sotto un sole cocente.

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